LA PAC, L’OCM VINO, GLI ACCORDI UE E UNA VISIONE STRATEGICA: I “DESIDERI” DEL VINO ITALIANO

Una visione strategica e coordinata a livello nazionale, nonostante le tante differenze che formano il mosaico del vino italiano; la definizione, quanto prima, della nuova PAC post 2020 e dell’OCM vino; l’allentamento delle tensioni internazionali, che rallentano i mercati, ma non solo: sono tanti i “desideri” per il 2019 espressi dalle organizzazioni della filiera del Belpaese, da Federvini a Unione Italiana Vini, dalla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti a Cooperative, intervistato da WineNews.

“Dobbiamo costruire una visione strategica del vino italiano, e non parziale, legata a regioni, province e consorzi – afferma il presidente di Federvini, Sando Boscaini – stabiliamo dove vuole andare il vino italiano, come vogliamo presentarci all’estero, in un modo organico e strategico, parlando di vino italiano e non di singoli territori o denominazioni.

Questo è anche l’obiettivo della riforma della PAC e dell’OCM, le vere sfide che ci troviamo ad affrontare. Sul fronte del mercato”, aggiunge Boscaini, “sappiamo che gli spumanti sono in aumento, mentre i vini fermi sono fermi. Bisogna lavorare sulla promozione e sull’export. Dove ci sono difficoltà dovute alle tensioni internazionali, tra Usa e Cina, alla Brexit e non solo, ma serve molta attenzione perché l’export è il nostro ossigeno, dobbiamo essere “export-oriented” nella promozione e nell’immagine del Paese .
Il fatto che il Ministero abbia unito Agricoltura e Turismo, ci dà l’opportunità di creare un’immagine unica di un Paese che ha tante specialità da offrire nel settore enogastronomico, insieme alle sue bellezze artistiche, paesaggistiche e dell’ospitalità, un Made in Italy totale in Italia, un Paese che sa fare le cose buone, belle e ben fatte”.

Una visione condivisa da Ernesto Abbona, presidente dell’Unione Vini Italiani, anche sul tema del connubio tra Agricoltura e Turismo, registrata quando il Ministro Centinaio, da Montefalco, terra del Sagrantino, ha confermato: “vino e turismo sono i binomio vincente per Rilanciare l’agricoltura e il settore turistico italiano, l’obiettivo – ha detto Centinaio – è far partire la legge sull’enoturismo. Se vogliamo promuovere il nostro Paese nel mondo, non basta più dire quanto è bello, ma anche quanto è buono”.

“Abbiamo chiuso l’anno incontrando Centinaio – ha detto Abbona – che sembra una persona disposta ad ascoltare la filiera, deve lavorare su una macchina complessa, anche se l’aver unito il turismo all’agricoltura è una cosa molto positiva. Il problema, però, è che agricoltura e turismo sono, di fatto, in mano alle Regioni, difficilmente coordinabili con iniziative comuni a livello nazionale.
In questo senso ci sono enti che possono e devono provvedere a questo, come ha fatto Ice, ad esempio, con le campagne che hanno legato il vino alla cultura e alle varie forme d’arte del Belpaese. La volontà è quella di trovare un luogo dove affrontare problemi comuni, anche di mercato, guardando soprattutto all’estero, a cui bisogna puntare.

Dove la situazione non è facile, in generale, abbiamo iniziato l’anno con borse fluttuanti, con segnali così contrastanti che è difficile fare delle stime. Tenendo presente che il nostro settore è composto da aziende che non sono così veloci nel cambiare prodotto e strategia perché siamo radicati nei territori e nelle denominazioni. In ogni caso è un bene che a livello UE, nel 2018, sia stato chiuso l’accordo con il Giappone, ci auguriamo che accada presto la stessa cosa con i paesi del Mercosur, e ci auguriamo che le tensioni tra Cina, Stati Uniti, e Russia, si estingueranno, perché sono mercati chiave per i nostri prodotti.

Prima di tutto serve il pensiero critico per lavorare su temi che ci portiamo dietro da sempre, dalla frammentazione a una visione ristretta, che rende più difficile raggiungere certi risultati in breve tempo sui mercati. Conosciamo i nostri limiti e i nostri punti di forza, come la capacità di presentarci con il prodotto giusto in ogni nicchia, con una grande differenziazione che ci permette di creare valori.
“Vogliamo una definizione precisa della PAC al più presto – aggiunge Matilde Poggi, capo della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti – poiché l’insicurezza non aiuta il settore. Tuttavia, è un momento delicato, perché l’UE sta per sostituire il parlamento. Non siamo riusciti a concludere con la Presidenza austriaca, speriamo che la Presidenza rumena faccia un cambiamento, anche se l’incertezza della sostituzione del Parlamento influenzerà le decisioni. Speriamo anche che non ci siano ritardi come nel recente passato sul CMO.

Dai mercati – aggiunge Poggi – mi aspetto il Nord America, gli USA e il Canada, principali riferimenti, mercati sviluppati che capiscano i prodotti, dove ogni vino possa trovare il suo posto. Non sono sicuro dell’Asia, forse per noi di Five, visto che siamo piccoli produttori, e non possiamo considerarla un riferimento, perché abbiamo bisogno di numeri più importanti, mentre l’enologo indipendente, a prima vista, raggiunge mercati consolidati, dove non è difficile proporre cose nuove. D’altronde l’Asia è oggi un mercato più adatto alle grandi aziende, che devono aprirlo, ed è importante che lo facciano, perché il vino italiano deve essere diffuso anche in Asia.
Uno dei desideri più precisi di Fivi da anni è la ridefinizione del sistema di rappresentanza all’interno dei Consorzi del Vino, e Federvini, con Boscaini, auspica anche investimenti concreti in tecnologia e banda larga nelle campagne. L’orizzonte europeo e internazionale è quello che unisce Uiv, Federvini e Fivi, così come la lista dei desideri dell’Alleanza delle Cooperative, che parlano per il vino responsabile, Ruenza Santandrea.

“Dal punto di vista commerciale, la speranza è che questo 2019 sia segnato dalla stabilità internazionale. Le tensioni commerciali, per non parlare delle guerre, tra paesi o blocchi di paesi, sono molto negative per il settore, considerando che il commercio mondiale di vino conta ormai da solo più di 30 miliardi di euro l’anno (dato OIV per il 2018), quando dieci anni fa, in Nel 2008, il commercio mondiale di vino è stato di circa 20 miliardi di euro. Oltre alla stabilità della geopolitica del vino, l’aspettativa è che l’Unione Europea prosegua con la politica degli accordi commerciali, per garantire ai produttori europei le stesse condizioni di accesso (dazi, tariffe, barriere tecniche al commercio) al mercati di cui godono i nostri principali concorrenti”.

Sul fronte politico, aggiunge Santandrea, “la speranza è che il nuovo anno appena iniziato porti ad una gestione ancora più efficiente della misura di promozione nei paesi terzi del vino Ocm: non solo apertura di nuovi mercati ma anche consolidamento esistenti, superando così il tabù della durata massima di cinque anni. Allo stesso tempo, guardando sempre a Bruxelles, centrale per il nostro settore, è arrivato il momento di regole lungimiranti per informare i consumatori sulle calorie e sulla lista degli ingredienti, con soluzioni che guardino al 2030 e non al passato.

Vorrei infine esprimere il desiderio, forse quello che sento più fortemente, che il mondo del vino italiano impari ad accettare tutte le differenze e le sfumature che lo caratterizzano. La diversità è la nostra ricchezza, e non un’opportunità per dividere: mettiamo al centro della nostra responsabilità di essere leader mondiali in questo bellissimo prodotto, con l’ostinazione di garantire ogni giorno un reddito ai nostri viticoltori.

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